Corsi professionali: la chiave per trovare lavoro

 

La parola chiave è “qualifica”. Ottenere una qualifica professionale consente a chi non ha completato gli studi o non ha conseguito l’iscrizione a un particolare albo, di esercitare fin da subito una professione. Paradossalmente oggi la formazione professionale è più rilevante di quanto non fosse trenta quaranta anni fa, quando conobbe le prime regolamentazioni normative e fu affidata principalmente alle regioni.

Trovare lavoro grazie ai corsi professionali

Il motivo della riscoperta della formazione dipende dal fatto che il settore dei servizi e delle prestazioni d’opera al consumatore risente delle potenti innovazioni tecnologiche. Un esempio: ancora cinque anni fa si andava alle poste o in banca per espletare un determinato numero di operazioni. Oggi, grazie ai servizi di assistenza virtuale e banking online basta mettersi davanti a un computer per rendere inutile il lavoro di un impiegato. Se ciò ha una conseguenza negativa sul numero degli occupati di questo settore, ciò non toglie che a soffrire maggiormente la carica dell’innovazione siano proprio quei “lavori di concetto” che – secondo alcuni esperti – avrebbero dovuto eliminare la manualità.

In realtà l’automazione e l’innovazione nel settore della manifattura e della trasformazione ha prodotto una conseguenza: la riduzione della qualità dei pezzi. A chiunque sembra normale che un telefonino moderno duri di meno di uno del passato. Da un lato ci sono considerazioni di marketing a spingere verso una continua sostituzione, dall’altro è l’esigenza di sostituire che crea fenomeni strani come l’obsolescenza programmata e l’utilizzo di materiale facilmente deperibile. Ecco perché la professionalità tipica di chi impara un mestiere attraverso un corso di formazione è ancora fondamentale. Anzi, per completare il paradosso, appare chiaro che oggi – in un grande centro – un idraulico guadagni di più di un avvocato, con o senza ricevuta fiscale.

Taglio dei finanziamenti ai corsi: qual è la verità

Purtroppo, la crisi economica e finanziaria che ha investito l’Italia nell’ultimo quinquennio non ha consentito di mantenere alti i livelli di finanziamento del settore. Solo nel 2014 la formazione aveva subito un taglio clamoroso da parte del governo, nei fondi destinati alle regioni, nonostante lo stesso governo ribadisse l’importanza della formazione quale anello di congiunzione tra scuola e lavoro. Dietro queste decisioni spesso ci sono direttive sbagliate delle regioni, che mostrano di non fidarsi più dello strumento. In Campania, negli ultimi anni, la Regione aveva sperimentato i programmi alternativi, dei corsi di inserimento per chi aveva abbandonato l’istruzione, da tenersi all’interno degli istituti professionali. Questo ha indotto il governo a tagliare i fondi per i corsi tradizionali. Vale a nulla lamentare il taglio dei fondi, quando si prendono decisioni sbagliate alla fonte.

Grazie al conseguimento della qualifica professionale oggi è possibile accedere a professioni la cui domanda è ancora stabile. Il problema di fondo è ideologico: abbiamo vissuto decenni di abbandono della manualità in favore del concetto, attribuendo a questo una maggior rispettabilità professionale. Col risultato che abbiamo prodotto fabbriche di laureati triennali che non conducono a nulla. I giovani entrano sempre più in ritardo nel mondo del lavoro, mentre la percentuale di iscritti ai corsi di laurea è più bassa là dove possono lavorare subito, per esempio come operati nelle piccole e medie imprese manifatturiere. Entrare nel mondo del lavoro da giovani significa conseguire notevoli benefici: ottenere mutui più lunghi e favorevoli; versare contributi e andare in pensione prima; ottenere agevolazioni di natura finanziaria ed economica dalle amministrazioni; scattare di anzianità da giovani ricevendo aumenti durante la carriera.

Inoltre si aggiunga la tendenza a tornare alle tradizioni come sinonimo di qualità, proprio in risposta all’automazione spinta dalla delocalizzazione in mercati dell’est asiatico. I prodotti made in Italy, che sono davvero lavorati e creati qui da noi, continuano a diminuire, così come si è abbassata la qualità generale del cibo. La riscoperta di questo settore, unito alla grande tradizione artigianale e manifatturiera, può consentire di trovare lavoro grazie alla formazione specifica.

 

Recensioni

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